Parrocchia S. Giuseppe e S. Margherita V.M. - Moconesi (GE)

ATTO DI COLLAUDO DEL SETTECENTESCO ORGANO DI SCUOLA LIGURE DELLA CHIESA PARROCCHIALE DI S. GIUSEPPE E S. MARGHERITA V.M.
MOCONESI (GE)

Gentilmente invitato ad inaugurare il restauro dell’organo di scuola ligure settecentesca collocato nella chiesa parrocchiale di S. Giuseppe e S. Margherita V.M. del Comune di Moconesi, Diocesi di Chiavari, espongo di seguito le mie impressioni sullo strumento affinché possano valere in tutto per tutto come ATTO DI COLLAUDO.

Disposizione fonica:
Un manuale di 45 note (DO1-DO5 con prima ottava corta) in bosso ed ebano
Pedaliera di 9 note (DO-SI con prima ottava corta + timballo a due canne)
Pedaletto ligneo frontale alla destra per l’inserimento degli Usignuoli (posti a destra della tastiera in apposito vano chiudibile a chiave)
Registrazione:
Principale (8’, parte in facciata, in tre campate con schema 7+7+7)
Ottava
XV
XIX
XXII
XXVI
XXIX
Flauto (in VIII)
Voce Umana (S.)
Cornetto (a 3 canne, S.)
Tirapieno

Tre mantici a cuneo, azionabili anche manualmente mediante sistema di carrucole e corde.

L’organo, costruito da artefice ligure intorno alla metà del XVIII sec. fu inizialmente posto nella parrocchia genovese di S. Vittore.
A seguito della soppressione della stessa, lo strumento fu rimontato nel 1799 nella chiesa di S. Carlo, in via Balbi.
Fu quindi venduto dai Padri Carmelitani alla parrocchia di S. Giuseppe di Moconesi nel 1857.
Rimontato nella cantoria della suddetta chiesa, era giunto ai nostri giorni in condizioni pessime.
Pur conservando nell’integrità quasi totale la parte meccanica (tastiera, mantici, somieri) di cui non si può che lodare l’accuratezza della costruzione, era privo delle canne di facciata e di alcune canne di metallo. Quelle di legno si erano fortunosamente conservate.
L’opera di restauro ha quindi comportato, oltre alla solita diligentissima opera di restauro condotta sul materiale esistente facendogli riacquistare la primitiva funzionalità con i metodi e le procedure consuete, la ricostruzione del canneggio mancante NELLE MISURE, NELLE FORME E NEI MATERIALI riconducibili alla mano di Filippo Pittaluga, autore al quale si può con buona probabilità ascrivere la paternità dello strumento in questione.

In piena coscienza posso affermare di aver trovato lo strumento di mia piena soddisfazione sia dal punto di vista meccanico sia da quello fonico.
La distribuzione del vento è estremamente omogenea: ciò fa sì che l’organo non subisca MAI alcuna alterazione alla pressione pur utilizzando il Pieno corredato dal pedale e dal timballo.
La meccanica della tastiera è di una leggerezza ed uniformità singolari.
La tiranteria è stata restaurata con grande cura riportandola nella sua sede originale (fu infatti, nel corso di un sommario rimontaggio, collocata più a destra rispetto alla posizione tradizionale).
La pedaliera è stata restaurata ricostruendo i fianchetti laterali ispirandosi alle forme settecentesche liguri consuete.
I mantici sono stati riportati al loro stato originale. E’ stata ricostruita la quasi totalità del sistema di caricamento manuale restaurando gli elementi superstiti e basandosi su fori ed ancoraggi ancora presenti e su esempi di scuola ligure coevi.
E’ superfluo affermare che lo strumento, pur dotato di ottimo e silenzioso elettroventilatore, può essere alimentato in modo egregio da tale sistema manuale.
Non posso inoltre che lodare la fonica di stampo antico di questo strumento.
Pur essendo in parte materiale nuovo (senz’altro la lastra acquisterà ancora di più in dolcezza e pastosità nel corso del tempo) l’effetto sonoro è completamente ascrivibile all’intonazione di un organo di scuola ligure del XVIII secolo.
Il principale, pastoso nella conduzione musicale polifonica pur serbando un certo carattere solistico nella parte superiore, è degna base per un ripieno brillantissimo le cui file, già splendidamente intonate per creare una fusione mirabile, possono essere utilizzate anche in combinazione.
Il Flauto in VIII ha un’intonazione spiccata e veramente simpatica. La voce umana, dolce ma ben presente, ha un battimento molto cantabile.
Un discorso a parte merita il Cornetto che, già molto interessante usato solisticamente, può essere unito al ripieno conferendo a quest’ultimo un volume di suono ed una forza molto particolari.
In mancanza di qualsiasi registro ad ancia, può diventare un’ ottima possibilità per imitarne gli effetti.
Da sottolineare la finezza di lavorazione del doppio punto a sbalzo, superiore ed inferiore, presente nelle splendide canne di facciata.
Molto gradevoli gli Usignuoli che sono originali.
Si sottolinea infine l’estrema simbiosi con la quale sono stati condotti e portati a termine i lavori da parte della Ditta restauratrice dello strumento e di quella della cassa lignea cui vanno i miei più vivi complimenti.

Genova, 14-VII-2014
In fede,
M° Prof. Fabrizio Callai